STORIA DEI GOLIARDI DI SIENA

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in nomine BACCO

La Storia del Vino e del dio Bacco


Fondamento della vita e del lavoro
Fondamentale risorsa di lavoro umano, e medium privilegiato della convivialità sociale già prima dell'era cristiana, l'uva e il vino hanno modificato nel corso dei secoli gusto e qualità, ma nel passaggio dal Paganesimo al Cristianesimo non hanno perso la forte dose di.... spirito.... pagano. Tra i frutti della Natura e del lavoro dell'Uomo, l'uva e il vino hanno il privilegio di aver avuto diritto a un dio.
La conquista del Mediterraneo
Le prime tracce di " addomesticamento " della vigna apparvero in Mesopotamia 3000 anni prima di Cristo. Nel 600 a. C. i Foceani insegnavano ai vignerons marsigliesi l'arte del taglio della vigna. Nei corredi funebri ritrovati nel Picenum sono stati ritrovati ciotole, olle biconiche e piccoli bicchieri, testimonianza della diffusione della vite e del commercio del vino già nel IV secolo a. C.. Nella "Naturalis Historia", Plinio il Vecchio, parla del vino prodotto dagli Umbro-Sabini come "vino di grande qualità", rivelando come fosse conosciuto anche Oltralpe. Spiegando come l'Italia conobbe l'arte della vigna molto tempo dopo i Greci. Fra l'anno 100 a. C. e l'anno 100 d. C., grazie alle condizioni ottimali del clima, il bacino mediterraneo era l'area privilegiata per lo sviluppo della coltura della vite. I Piceni offrivano libagioni con vino a Cupra, dea della fertilità e protettrice della Natura, a cui, nella omonima cittadina delle Marche, sorgeva il tempio dedicatole dagli Etruschi. Numerosi i ritrovamenti ad Atene e ad Alessandria di anfore vinarie prodotte nel Picenum. Con l'espansione dell'Impero romano, qualche secolo dopo Cristo, la Penisola divenne la maggior produttrice di vitigni da esportazione e di vino. Dalla lettura dei testi di Diodoro di Sicilia, si apprende come gli Italiani vendessero vino ai Galli e numerosi resti di anfore ritrovate sulle strade utilizzate per i commerci dell'esportazione del vino lo testimoniano. I fondali marini del Tirreno sono contrassegnati da relitti di navi affondate con il loro carico di anfore i cui tappi conservano marchi di vino prodotto in Campania e diretto a Marsiglia. L'imperatore Giuliano elogia la qualità dell'uva raccolta attorno a Lutetia (Parigi). Polibio narra nelle sue "Historiae" come Annibale nelle pause belliche "sostenne l'esercito con i vecchi vini di cui era grandissima copia in quella provincia" e come i cavalli, colpiti da un'improvvisa epidemia, furono curati con pozioni di vino caldo. All'inizio del Quattrocento, alla popolazione decimata dalle ondate di barbari e peste, il Comune di Jesi offriva fino a cinque ettari di terra a chi fosse disposto a intraprendere lavori "tra i terreni sodivi o selvatici da destinarsi a vigna". Lombardi e Veneti vi si trasferirono portando con sé tradizioni e vitigni e trapiantandovi il Trebbiano di Soave che, adattandosi al nuovo tipo di terreno e di acqua, modificò le proprie caratteristiche, prendendo l'attuale colore "verdicchio". Agli inizi del Seicento, il vino viaggiava in tutta Europa in otri o botti di legno, oggi inesorabilmente distrutte dal tempo insieme con i loro marchi di identificazione.
Fra Mitologia e Cristianesimo
Fortemente caricato di simboli legati ai suoi effetti inebrianti, il vino non ha mai cessato di essere fonte di ispirazione. " Dio ha fatto l'acqua, l'Uomo ha fatto il vino", scrisse Victor Hugo. Nelle culture più importanti dell'Oriente e dell'Occidente, l'uva ha avuto un posto privilegiato nella vita sociale e religiosa dell'Uomo ed è l'unico frutto della Natura il cui prodotto, il vino, abbia avuto diritto a un dio: Dioniso, nella letteratura greca e Bacco in quella romana.
Dioniso
Educato dalle Muse, Dioniso, il più erudito degli Déi dell'Olimpo, è il promotore della civilizzazione. Dio dell'acqua, delle Belle Arti e dell'arte di vivere, le feste in suo onore riuniscono artisti, commedianti, pittori e scultori. Colpito, adulto, da demenza Dioniso è condannato a errare per il mondo intero, introducendo presso i popoli la coltura della vigna e l'arte del vino. Baccanti, Mendi, Tiadi, Satiri e il dio Silene accompagnano in corteo Dioniso nelle frequenti estasi mistiche.
Bacco
Divinità della mitologia romana, Bacco è dio del vino e della vigna e simbolizza soprattutto la licenziosità. Sempre accompagnato da Fauni e Baccanti, è spesso rappresentato nell'atto di suonare due flauti. Con la fronte adornata di due piccole corna, è avvenente e di bell'aspetto. Nell'antica Roma, il culto di Bacco raggiunse tali entusiasmi che il Senato si vide costretto a prendere delle severe misure al fine di contenere gli eccessi degli adepti. Infatti, i "misteri" le cerimonie rituali in onore del dio, si trasformavano puntualmente in vere e proprie orge collettive, i famosi bacchanales. Ne "L'Arte di amare " Ovidio, aspettando nella sua residenza estiva una prostituta, ricorda il potere erotico del vino: "Bacco protegge gli amanti e attizza le fiamme di cui lui stesso arde".
Silene
Il dio Silene, abbigliato di un semplice pezzo di tessuto tenuto con una corda attorno alla vita, è cantato da Lorenzo il Magnifico per la sua giovialità e la sua bruttezza. Sempre ubriaco, grasso e unto, accompagnato da giovani Baccanti, canta e beve, traballando sul dorso d'un asino.
I Satiri
Cacciatori impenitenti, "vittime" di un appetito insaziabile, sono sempre rappresentati nell'atto o con l'aria di voler tendere l'agguato alla preda. Divinità dei boschi e delle montagne simbolizzano la forza degli esseri viventi. Piccoli, con orecchie appuntite di animali, bruttini, la fronte bassa ornata di due piccole corna, esibiscono una coda di capra o di cavallo. Coperti di grappoli d'uva, sonnecchiando in permanenza "fra due sorsi di vino", seguono i cortei di Dioniso. Nei Satiri, i mortali vedono il timore di un debordamento nefasto e incontrollabile della natura umana...
I Fauni
Sono divinità... mortali, ma solo dopo una lunghissima esistenza. Con un fisico d'uomo, la fronte arricchita di due piccole corna, hanno l'aria gentile, sono avvenenti e forti, hanno gambe di caprone e, evocazione di un'evidente perversione, sono spesso rappresentati, come Bacco, nell'atto di suonare due flauti.
La vigna e il vino
Il vino inibisce le inibizioni, volatilizza i tabù, diviene filtro d'amore, inebria gli amanti, invita alla lascivia. Il matrimonio fra Dioniso e Afrodite, per i Greci e fra Bacco e Venere, per i Romani, ispira agli innamorati sogni osceni ed è l'occasione per lasciarsi andare ad atteggiamenti e a spettacoli sessualmente turbolenti. Bonum vinum laetificat cor hominis conferma la Bibbia. Con il Cristianesimo e l'arte bizantina, la rappresentazione del lavoro della vigna e del vino diventa più frequente. Nell'Antico Testamento, nel Libro dei Profeti si apprende come Israele fosse "una vigna lussureggiante che ben sapeva dare i suoi frutti". "Io sono come una vigna e i miei fiori sono dei prodotti di gloria e di ricchezza..." (l'Ecclesiasta 24.1 7). Dio conosce l'uomo nella sua umanità più fragile e vile, in particolare la sua debolezza per il vino. Un'opera di Giovanni Bellini, conservata al Museo di Besançon, illustra splendidamente come, dopo il diluvio, il primo lavoro di Noé fu quello di piantare un vitigno e come il patriarca, tanto amato da Dio, fu ritrovato dai tre figli nudo e ubriaco. Oloferne, incosciente del dramma che gli costerà la testa, sprofonda nel suo letto, annegato nel vino. Per salvare la razza, eccitato con vino dalle due figlie, Loth, ubriaco, consuma il più grave dei delitti, l'incesto. Quanti artisti hanno poi disegnato, dipinto o inciso il Cristo alle nozze di Cana! Alla richiesta di Maria, Gesù trasforma in vino sei giare di acqua. Con l'espansione del Cristianesimo, senza mai rinunciare agli effetti... pagani e alla simbologia mitologica, il vino assume un valore spirituale e trascendentale. Caricandosi di... spirito... cristiano, il vino diventa l'occasione e il mezzo per la Comunione con il Cristo. Gli abiti sacerdotali, i capitelli, i fregi delle chiese sono ornati di grappoli, pampri e foglie di vigna.

 

 

 

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